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Yves Saint Laurent: tre anni dopo la morte di un genio

Sono passati esattamente tre anni dalla morte di Yves Saint Laurent, genio della moda, ma anche rivoluzionario, 'ragazzaccio', se diamo credito alla biografia scritta da Marie Dominique Lelievre, 'Mauvais Garcon', in cui si parla di sesso, droga, rehab psichiatriche e carattere ingestibile.

Yves Saint Laurent P/E 2011

Il Maestro, si dice, aveva una mania di onnipotenza, di ricerca maniacale del successo accompagnata da una sconfinata solitudine, culminata, all’età di 50 anni, in una discesa inesorabile negli inferi. Anche Pierre Bergè, socio in affari e compagno di YSL per mezzo secolo, in 'Lettere a Yves', fornisce un ritratto veritiero ma rispettoso: 'Perso umanamente, ma mai nel suo genio. Di stilisti come lui, che hanno avuto un’influenza così forte sulla società, c’è stata solo Chanel. E non ce ne saranno altri', recita un passo.

Così, il primo Giugno, la voglia di svelare ogni mistero si fa più forte, il desiderio di scoprire i dettagli più torbidi cresce, ma, forse, piuttosto che giudicare il percorso intrapreso dal genio creativo, sarebbe più giusto ricordare l’artista che è stato e che mai abbandonerà l’immaginario dei più. Impossibile dimenticare i 5000 capi di archivio storico, che nessuno dei 'grandi' possiede, ma soprattutto la straordinaria capacità di reinventare concettualmente alcuni capi, come l’abito maschile per la donna.

Una dote grazie alla quale ha rotto gli schemi della convenzione, rivoluzionando e ribaltando le canoniche regole: anche la donna può e deve indossare i pantaloni. Suzy Menkes, una delle inviate di moda più temute dagli stilisti ed Editor dell’'International Herald Tribune' racconta che a Nam Kempner, protagonista dell’Alta Società newyorkese, fu negato l’ingresso in un locale di grido in Madison Avenue, solo perchè indossava uno dei primi tailleur maschili YSL: lei si liberò dell’oggetto dello scandalo ed entrò vestita con la sola giacca.

( © LaPresse)

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