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Lapo Elkann da Fazio presenta il libro 'Lapo. Le regole del mio stile'

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Battuta geniale o bisticcio con la lingua italiana? "L'asset nella manica" di Lapo Elkann durante la sua intervista a Che tempo che fa è oggi uno dei tormentoni del web, ma quello che è certo è che il rampollo di casa Agnelli con la sua partecipazione da Fabio Fazio ha aggiunto un altro capitolo di glamour a quelli scritti nero su bianco nel suo libro Lapo. Le regole del mio stile (Add Editore).

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E proprio per parlare della sua prima fatica letteraria, il più giovane dei figli di Alain Elkann e Margherita Agnelli (a sua volta figlia dell'avvocato Gianni) si è seduto ieri sulla sedia della trasmissione di Raitre, convolgendo gli spettatori in una discussione sullo stile che non non ha nulla a che fare - come si potrebbe credere erroneamente - con una guida per diventare come lui, Lapo, bensì con il modo in cui il giovane Agnelli intende la moda e l'essere interprete di un gusto personale seppur ispirato - dichiaratamente - a quello del nonno.

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"Il mio stile lo definirei più semplice di quello che tutti dicono, ma allo stesso complesso, perché eclettico. Con tutto il rispetto per quello democristiano, non è il mio: il mio è una miscela di tante cose. Mi piace il blu, mi piace il colore e non ho nessuna intenzione di farmi catalogare, voglio essere me stesso", spiega il fondatore di Italia Independent da Fazio, arrivando poi a parlare di uno dei suoi temi più cari: la democratizzazione del 'su misura'. Un concetto che significa prendere materiali quotidiani e abbinarli a oggetti altrettanto comuni per trasformarli infine in qualcosa di unico ed eccezionale, come un frigo rivestito di denim o un'auto con gli interni gessati: "Il frigorifero e i denim sono oggetti democratici, ce li hai tu e ce li ha il Papa", dice con trasporto Lapo a Fazio.

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Ma non solo. Per il fratello di John, infatti, "lo stile è il modo in cui affronto la vita. Per questo ho voluto scriverci un libro, senza arroganza, presunzione o pretesa di insegnare qualcosa. Solo per dire come la penso sull’argomento che mi sta molto a cuore" ed ecco allora, inevitabile, il pensiero per il nonno: "Ho avuto la fortuna di poter passare tempo con lui e insieme a lui di vedere il bello. Era una persona che ha portato il meglio dell’Italia nel mondo. Lui aveva uno stile unico". Talmente unico, che Lapo confessa: "Conservo i suoi cappotti e li porto, avendo la sua stessa fisionomia".

Per certi un cialtrone, senza mezzi termini, per altri un 'figlio di', senz'arte nè parte, Lapo invece per molti è un genio e anche i più critici nei suoi confronti non possono fare a meno di riconoscergli un gusto indiscutibile, magari non sempre condivisibile, ma di certo personalissimo e all'avanguardia. Fedele alla dichiarazione "non ho intenzione di farmi incasellare, mi piace cambiare", il rampollo di casa Agnelli prosegue infatti spedito su una strada fatta di sperimentazione, fusion e ricerca, 'fregandosene' di commenti e pettegolezzi - gli ultimi, in ordine di tempo, riguardano la presunta rottura con la fidanzata, Goga Ashkenazi - e anche delle prese in giro per il suo modo di parlare: "Sono contento di aver inventato il congiuntivo creativo". Concetto quest'ultimo ribadito da una sua sibillina affermazione - "Noi italiani abbiamo un asset nella manica che ci è dato da un valore intrinseco della nostra storia. Il bello ci ha sempre contraddistinto come popolo e come Paese e credo questa sia un’arma su cui possiamo e dobbiamo lavorare di più" - che ha lasciato tutti nel dubbio, non riuscendo a capire se sia trattato di un brillante gioco di parole (asset significa abilità) o di scarsa dimestichezza con la lingua italiana...

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