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Intervista a Fabio Lucarelli: "Dimentichiamo spesso la qualità italiana riconosciuta in tutto il mondo"

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Un terremoto di idee intrappolate in una voce calma, profonda e pacata. Fabio Lucarelli ci racconta delle sue nuove avventure nel fashion system: dalla capsule di costumi Gala Beach Wear all’evento Pitti Uomo dove presenterà un progetto di t-shirt sartoriali. Difensore del Made in Italy e cavaliere delle relazioni pubbliche, Lucarelli colpisce anche nel mondo dell’informazione, come un vero Don Chisciotte.

Come nasce l’idea di Gala Beach Wear?

Intorno ad un tavolo, insieme ad alcuni amici, i ragazzi di Lecrown, il brand di calzature. Abbiamo già condiviso altre esperienze lavorative e così ho proposto una nuova avventura. Conoscevo un laboratorio artigianale di Ercolano; abbiamo iniziato a muoverci per creare una linea che fosse semplice ma originale e mettere in moto il merchandising.

La scelta del laboratorio è sinonimo di Made in Italy?

Prediligiamo la manifattura italiana. Ormai il mondo dell’abbigliamento offre qualunque cosa, dal cheap al prodotto di lusso. La qualità italiana è riconosciuta in tutto il mondo ma spesso lo dimentichiamo. Allora abbiamo scelto di puntare su questo per fare la differenza in un mercato che, giorno dopo giorno, si sfascia e diventa sempre più cinese.

Fabio Lucarelli per Gala Beach Wear, guarda la collezione

Il nome “gala” non è casuale…

Volevamo un nome che fosse italiano, appunto, ma che avesse comunque un significato. La gala, in realtà, non è specifica della manifattura della lycra e dei costumi: è un nastro, una bordatura che si usa soprattutto per i tendaggi. Il nostro segno distintivo è il profilo nero a contrasto con il colore e così è venuto fuori il marchio.

Come mai la scelta esclusiva dell’e-commerce?

La rete ti consente di raggiungere anche i mercati stranieri. Ormai viaggia tutto sulla metodologia del social media marketing: devi essere virale e giocare con canali e testimonial.

Gala Beach Wear resterà un brand femminile?

No, anzi! Proprio a giorni lanceremo alcuni modelli da uomo, semplici, a tinte forti e con l’iconica gala.

Come sei approdato al fashion system?

Beh, vivo a Milano da 9 anni ma prima avevo un negozio a Viterbo. Era l’epoca di Guru e ho provato a fare un marchio mio prediligendo la qualità alla quantità. Ho proposto il progetto ad un amico con cui già lavoravo e così è nata la linea Colour Armada. Lui ha curato lo style, io la parte più prettamente commerciale (avendo comunque voce come consulente anche sullo stile). Sono andato in giro per l’Italia e abbiamo iniziato a costruire.

Milano è considerata la nostra capitale della moda. Cosa le dà una marcia in più?

Penso sia sbagliato definirla la capitale della moda, diciamo che è la capitale delle opportunità. È l’unica città davvero metropolitana e in Italia non ha eguali. Anche Roma è piena di stranieri, ma c’è una grande differenza: a Roma vengono a fare i turisti, a Milano gli stranieri vengono a fare business, al di là dell’Expo che dura pochi mesi.

Hai altri progetti negli ambienti della moda?

Sarò al Pitti Uomo insieme a due ragazzi brianzoli per presentare una linea di t-shirt sartoriali realizzate con tessuti molto pregiati. Si chiama Bobo Paris, il nome sta per bohémien-borghese, ed ha uno stile un po’ dandy, un po’ hipster. Il bohémien-borghese è quello che noi chiamiamo radical-chic. Cavalchiamo l’onda di questa moda e sarà compito mio creare dei punti vendita e intessere una rete commerciale. Il lancio sarà a breve, vogliamo posizionare il brand per l’estate in punti molto esclusivi ma stiamo già lavorando ad un pronto invernale.

Tu che stile hai?

Non saprei definirmi. Mi piace indossare cose belle ma non ho dei brand preferiti. Saranno 10 anni che non porto una cravatta ma amo le giacche sartoriali. E poi sneakers e t-shirt.

Cosa facevi prima di lanciarti in queste attività?

Studiavo. Ho dato 26 esami in quattro facoltà diverse. L’ho fatto fino a quasi 30 anni ma non avendo conseguito alcuna laurea… Lavoravo e lavoro nei locali. Tanti anni fa sono stato coinvolto da amici che hanno locali in Costa Smeralda e adesso sono più di 10 anni che sono in questo ambiente. Faccio una sorta di consulenza artistica, conosco tanti dj. In generale conosco tantissima gente, le pubbliche relazioni sono sempre state la mia forza. Nell’epoca del digitale si parla tanto di start up. Sai, quando partecipi a certe conferenze, ti spiegano che le tre componenti per fare bene una start up sono l’idea, la capacità di realizzazione e le pubbliche relazioni. Beh, idee e spigliatezza non mi sono mai mancate.

E adesso quali idee hai?

È appena partito un nuovo progetto che esula, però, dal campo della moda. Nonostante sia fratello di una giornalista famosa (Selvaggia Lucarelli, ndr), con cui ho un ottimo rapporto, conosco molti giornalisti che, però, non ho incontrato per suo tramite. Ho iniziato a lavorare con i ragazzi di News Abruzzo e News di Calabria e in questa settimana uscirà la prima intervista della mia rubrica “Don Chisciotte” a Tommaso Labate, penna del Corriere della Sera e caro amico. Tra l’altro è un calabrese, quindi l’intervista è ancora più consona. Vogliamo ampliare la rete con un sito di informazione ad hoc per la Lombardia di cui sarò coordinatore, una delle menti.

Che taglio avrà la rubrica?

Al limite dell’assurdo. Ovviamente partirò da cose reali condendole, però, con qualche domanda più particolare.

Solo personaggi famosi in lista?

Non solo. Parlerò con giovani, imprenditori, con chiunque abbia qualcosa da raccontare. Ma non ci sarà mai nessuno di scontato e banale.

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