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H&M e la sciarpa dello scandalo: utenti offesi per il capo che ricorda il tallit ebraico

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In pieno inverno, la scena del fashion system si scalda per una polemica. E il colosso low cost H&M finisce nel centro del mirino. Nel mondo della moda non è certo una novità storcere il naso dal momento che, spesso, le provocazioni e le allusioni sono assolutamente ricercate (è la dura legge del purché se ne parli). Stavolta, però, il fuoco è stato appiccato involontariamente, o almeno così hanno dichiarato ai piani alti dell’azienda svedese.

Il capo incriminato è una semplicissima sciarpa in cui il popolo della rete ha riconosciuto chiarissimi richiami al “tallit”, il tradizionale scialle di preghiera ebraico. La nuance scelta, le strisce nere e le frange ne fanno una imitazione di basso profilo di un simbolo religioso.

E se per alcuni il fatto è uno fra tanti da leggere e voltare pagina, per altri costituisce un vero affronto all’etica e alla sensibilità. Non sono pochi gli utenti social che si sono dichiarati offesi dalla scelta di H&M twittando, ad esempio, “Cara Moda, per favore lascia stare gli oggetti dei rituali (o simboli di liberazione)".

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Davanti a questo polverone mediatico, H&M ha porto ufficialmente le proprie scuse spiegando come, in realtà, nella scelta dei colori e del modello fossero stati guidati semplicemente dalla stella dello stile e non di certo da quella di David: “Siamo davvero dispiaciuti - si legge in una nota dell’azienda - se con il nostro capo abbiamo offeso delle persone. Da noi chiunque è il benvenuto, e non abbiamo mai preso una posizione politica o religiosa. Non era nostra intenzione offendere nessuno. Le righe sono una delle tendenze di stagione ed è a questo che ci siamo ispirati”. Come d’altronde le frange: non c’è passerella che non le abbia viste protagoniste su abiti e accessori.

Mi tornano in mente le t-shirt lanciate la scorsa estate da Fedez per Sisley dove le immagini sacre, del Cristo e della Madonna, apparivano dietro ruote della fortuna o abbinati a simboli sull’orlo del dissacrante. Nessuno si scusò allora, anzi, rapper e casa di moda affermarono a testa alta che, in quelle immagini, non c’era niente di offensivo ma solo di divertente. E adesso una sciarpa prende per il collo un brand accusato di oltraggiare l’etica. Forse è il caso di stendere un velo. Ma meglio stenderlo laico, considerando i tempi.

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