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Galliano vs Dior: lo stilista vince in tribunale

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A quasi due anni di distanza dal licenziamento, John Galliano torna ad avere a che fare con Christian Dior e questa volta non sulle passerelle, ma in un'aula di tribunale. Ieri infatti il Conseil de Prud'hommes di Parigi ha accettato di ascoltare le ragioni dello stilista, licenziato in tronco dalla maison francese (e dal marchio John Galliano, detenuto al 91% proprio da Dior) in seguito alle frasi antisemita da lui rivolte a una coppia seduta in un bar.

John Galliano, 6mila euro di multa per gli insulti

"Siamo soddisfatti, perché le richieste di Dior sono state respinte e le nostre argomentazioni, invece, sono state accolte", ha dichiarato dopo l'udienza l'avvocato dello stilista, Chantal Giraud- Van Gaver, facendo riferimento alla domanda avanzata alla Corte dal legale del Gruppo Dior, Jean Néret, di portare invece il procedimento davanti a un Tribunale Commerciale, dal momento che "John Galliano non era un impiegato ordinario. Infatti vorrei spingermi fino a dire che non era affatto un dipendente. La complessità dei suoi vari contratti è nettamente in contrasto con l'immagine del povero impiegato indifeso che la controparte sta cercando di far passare".

Nonostante lo stipendio annuo da 1 milione di euro percepito da Dior, il variabile di circa 700 mila euro, la percentuale sui profitti annui della Maison, il budget da 90 mila euro per l'abbigliamento e le spese personali, la consulenza per le campagne pubblicitarie, la divisione beauty e quella web retribuita a parte, oltre che i 2 milioni di euro percepiti all'anno dal marchio John Galliano, insieme ad altri 70 mila euro per le spese di rappresentanza, l'avvocato dello stilista è dunque riuscito a ottenere che il suo assistito venga considerato "comunque un dipendente".

"Galliano forse non è un impiegato ordinario, per via della sua posizione e della sua notorietà", ha infatti dichiarato Chantal Giraud-Van Gavers, aggiungendo che però non è neppure possibile ritenerlo un fornitore esterno, in primis per il contratto di esclusiva che lo legava ai due marchi del Gruppo e poi perché non si è mai visto un fornitore con "con macchina e parrucchiere forniti dal cliente".

Insomma, una causa giocata sul filo dell'interpretazione della normativa, che a Dior potrebbe costare una montagna di soldi. Se infatti la Maison non presenterà ricorso entro 15 giorni o se la sua richiesta non sarà accolta, la causa in 8/9 mesi arriverà davanti alla Corte D'Appello di Parigi e qui Galliano potrebbe spuntarla. E a quel punto la richiesta dei danni potrebbe essere un vero e proprio salasso.

Come ha spiegato infatti l'avvocato dello stilista, in gioco "ci sono molti aspetti" e a seconda di quelli di cui la Corte terrà conto ci saranno "diversi gradi di compensazione", partendo comunque dal presupposto che Galliano "era in azienda da molto tempo e aveva uno stipendio elevato: dunque le somme richieste saranno necessariamente elevate". Ovvero circa 6 milioni di euro...

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