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Dolce & Gabbana chiude? "Se multa da 400 milioni confermata inevitabile"

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Secondo quanto riporta La Repubblica di oggi, per Dolce & Gabbana il caso scoppiato con il Comune di Milano "è chiuso": i due hanno dichiarato di accettare "volentieri" l'invito di Giuliano Pisapia per stare "a sentire che cosa ha da dirci". Tuttavia, in una lunga intervista rilasciata a Gian Antonio Stella de Il Corriere della Sera, gli stilisti si sono levati qualche sassolino dalla scarpa, dicendo anche che se la condanna per frode fiscale diventasse definitiva e fossero costretti a pagare la multa da 400 milioni di euro, non potrebbero fare altro che chiudere.

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Domenico Dolce e Stefano Gabbana, intanto, ci tengono a ribadire una volta di più la loro innocenza, spiegando di avere sbottato perché "noi siamo delle persone perbene. Viviamo in Italia, paghiamo le tasse in Italia, non facciamo finta di vivere all'estero..." e domandando: "Vi pare possibile che per gli stessi identici fatti, sulle stesse identiche carte, possiamo essere assolti nei processi penali e condannati in quello tributario?".

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Per Dolce, infatti, "calunnia calunnia, qualcosa resta" e il danno non è solo per il brand, ma per tutto l'indotto che gli gira intorno, "migliaia di persone". "Ma che ci importa di eludere il fisco? Noi vogliamo solo starcene tranquilli a fare vestiti", afferma Gabbana, che al giornalista de Il Corriere fa l'esempio della sua barca: "Si chiama Regina d'Italia: non la porto mica in Francia o in Croazia! Non la intesto mica a una società! Non batte mica bandiera delle Cayman! Io sono italiano e la barca la tengo in un porto italiano. E batte bandiera italiana". E stesso discorso vale per le abitazioni, come spiega Dolce: "Casa mia è intestata a me, Dolce Domenico, nato a Polizzi Generosa, residente eccetera... Mica fingo di vivere in Svizzera o a Montecarlo. Le mie residenze sono sempre state quelle: Polizzi Generosa, Palermo, Milano".

Sull'accusa di frode fiscale, i due poi sono netti. La scelta del Lussemburgo per la loro società Gado è stata fatta perché "noi siamo un marchio mondiale. Non è che possiamo aprire in Cina o in Brasile appoggiandoci, faccio per dire, alla Cassa Rurale di Rogoredo", dice Gabbana, aggiungendo che "una azienda che opera a livello internazionale ha delle società internazionali" e che l'operazione fatta non era "mica illegale! Era tutto trasparente". E per quanto riguarda il valore della stessa, stimato da Price Waterhouse Coopers in 360 milioni di euro e dai giudici in 1.190, "una stima poi ribassata a 730 milioni", Dolce & Gabbana non hanno esitazioni: "Un miliardo! Ma chi l'ha mai visto, un miliardo! E' chiaro che, a distanza di anni, dopo che eravamo ulteriormente cresciuti, ci hanno sopravvalutato".

Però è proprio per questa valutazione che i due stilisti oggi rischiano una multa da 400 milioni che, se venisse confermata, li metterebbe con le spalle al muro: "Chiudiamo", dice Dolce, "cosa vuole che facciamo? Chiudiamo. Non saremmo in grado di resistere. Impossibile", e Gabbana aggiunge: "Chi immagina un ricatto morale sui dipendenti sbaglia", concludendo: "Se ci meritassimo la condanna, niente da dire. Ma non la meritiamo. E comunque sì, purtroppo dovremmo chiudere".

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