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Come mai i Black Bloc si vestono di nero?

Roland Barthes, semiologo francese, fu il primo a sostenerlo nel 1967, la moda è linguaggio, è un sistema strutturato che racconta e manda dei messaggi come le celebri 'langue e parole' di Saussure. Sarà per questo che in mezzo alle 250000 persone presenti alla manifestazione contro gli Indignatos, sabato 15 ottobre, si distinguevano senza ombra di dubbio i cosiddetti Black Block.

Un casco, una felpa nera con cappuccio, un jeans largo, Dottor Martens o sneakers, passamontagna o bandana: l'identikit del teppista moderno è tutto in un codice di abbigliamento, e tanto per capire quanto ciò sia vero, basti pensare che al G8 di Genova, un negoziante che stava chiudendo il suo negozio, era stato portato in questura perchè indossando jeans e maglia nera, aveva suscitato il sospetto per la Polizia di far parte del gruppo di facinorosi. Ovviamente errato.

La moda è linguaggio e quella dei Black Block è una divisa che permette di riconoscerli tra tanti, come in un gruppo distinguiamo le forze dell'ordine con le loro tute blu d'ordinanza: le uniformi da sempre servono proprio a disambiguare i significati, a rendere chiaro il messaggio di chi/cosa abbiamo davanti e cosa significa per noi. Ma perchè i Black bloc scelgono di vestirsi di nero, ricordando un colore che da sempre viene associato al fascismo?

In realtà il nero è stato il colore usato dagli anarchici già prima del fascismo e le incursioni che trascendono nella guerriglia urbana, li tramutano in militari della strada, differenziando il militarismo delle istituzioni, con quello guerrigliero. Alla fine dei giochi, chi si nasconde dietro una divisa non ha identità, non è riconoscibile, infatti, il fine ultimo è proprio quello di diventare mero esecutore di una causa trasversale dovuta ad una determinata scelta ideologica.

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