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Armani, causa per molestie sessuali da una ex dipendente

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C'è del marcio in Giorgio Armani? Non se ne abbia William Shakespeare, ma mai frase è stata più azzeccata per descrivere quello che sta accadendo nella filiale di Manhattan dell'azienda di moda italiana. Stando a quanto riporta il Daily Mail, infatti, un'ex-dipendente, Kelle Azzopardi, avrebbe fatto causa alla maison per le molestie sessuali subite da parte del suo superiore (e qui la facenda diventa torbida), Laura Giulini. Una brutta storia, condita da accuse di "incompetenza" fatte da Giulini ad Azzopardi, che secondo l'ex assistente esecutivo avrebbero portato al suo licenziamento lo scorso novembre "per rappresaglia".

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Stando alle notizie trapelate, non da Armani ma esclusivamente dall'avvocato di Azzopardi, Maya Risman, tutto avrebbe avuto inizio poco dopo l'assunzione dell'assistente esecutivo in azienda, a ottobre del 2011. Giulini, all'epoca dei fatti vice-presidente del settore vendita all'ingrosso, avrebbe infatti subito preso di mira la sua sottoposta, fino ad arrivare all'episodio che ha spinto Azzopardi a denunciarla alle Risorse Umane. Giulini infatti l'avrebbe convocata nel suo ufficio per una riunione privata e qui si sarebbe tolta i pantaloni davanti a lei, dicendole anche di non voltarsi dall'altra parte, perché non era "una puritana".

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La denuncia di Azzopardi non ha avuto seguito, ma a quel punto è iniziato il mobbing, con valutazioni di scarsa efficienza e competenza sul suo operato da parte di Giulini. Dichiarazioni che l'ex assistente esecutivo ha sottoscritto, temendo di perdere il lavoro, e che nonostante quelle "stellari" di altri suoi superiori alla fine le sono costate ugualmente il posto. Da qui la decisione di fare causa ad Armani per molestie sessuali: "Kelle vuole ciò che vogliono tutti in questi casi: giustizia", ha dichiarato il suo avvocato, spiegando così la decisione della sua assistita di portare la vicenda in tribunale.

Giulini, che da ottobre 2012 non lavora più in Armani, ma è diventata amministratore delegato della società francese di beni di lusso beni di Zadig & Voltaire, per il momento non ha rilasciato commenti, ma certo è che il biglietto da visita con il quale si presenta presso il suo nuovo committente non è dei migliori. Senza contare che - a quanto pare - le molestie e il mobbing ad Azzopardi sono proseguiti anche dopo le sue dimissioni, per esempio quando alla sua festa di addio in Armani Giulini l'avrebbe chiamata a fianco a sè, accusandola davanti a tutti di aver detto che la voleva licenziare.

A peggiorare il tutto, infine, anche un precedente, che ha visto coinvolto in prima persona proprio lui, Re Giorgio. Nel 2000, infatti, Bonnie Solomon, collaboratrice nella sede di New York (sempre quella), ha trascinato in tribunale lo stilista con l'accusa di "molestie sessuali verbali", chiedendogli oltre 10 milioni di dollari di risarcimento. Armani fu rinviato a giudizio e dell'intera vicenda poi si persero le tracce, ma certo è che la fama dello showroom sulla Quinta Strada non è delle migliori. Insomma, altro che Demi Moore in Rivelazioni.

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