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Angelo Inglese e le camicie made in Italy

Indossare le camicie fatte a mano da Angelo Inglese, artigiano originario di Ginosa, un piccolo borgo di Taranto, sta diventando un vero trend. Ha esordito al Pitti poche stagioni fa e da allora è stato un continuo successo; presente su ogni media che conti, dal Sole 24 Ore, il quotidiano più autorevole in Italia, all'Economy, rivista leader nel settore della finanza, passando da Monsieur, magazine che gestisce la moda maschile in Francia, proprio tutti ne parlano bene. La sua clientela, di altissimo livello, apprezza i suoi perfetti capi sartoriali, e il merito deve essere, molto probabilmente, dei 19 passaggi con cui concepisce una camicia.

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L’avventura ha avuto inizio nel 1955, quando il padre dell’artigiano, assieme ai fratelli, ha messo in piedi l’azienda, per poi, dopo la sua morte, lasciarla nelle mani del figlio. La qualità è il caposaldo su cui si basa l’intera filosofia Angelo Inglese, ed è proprio per mantenere standard elevati che vengono utilizzati solo cotonifici svizzeri per le camicie e le migliori drapperie inglesi e biellesi per gli abiti. Anche per questo stilista, gli accessori rappresentano una bella fetta di mercato, un complemento che caratterizza lo stile come, ad esempio, fazzoletti da taschino, cravatte e sciarpe.

Il segreto del successo sta nel non affezionarsi ai propri modelli, perché il mondo della moda è veloce e tutto cambia rapidamente, ma bisogna ammettere che in ogni stagione esiste un capo che domina la scena, come la polo o la camicia in puro cachemire. E la scelta non manca davvero: cinque modelli e una gamma di oltre quaranta colli, tutti realizzati secondo tradizione, dal bagno del tessuto al taglio rigorosamente fatto a mano, dalle cuciture che devono essere effettuate con macchine che non cuciono più di dieci punti per centimetro alle tele dei colli e polsi, cuciti liberamente con un interno di cotone e lana. Anche alle finiture è riservato un procedimento particolare: solo ago e filo per ribattere i giri manica, per ricamare travette e soprattutto asole, i cui punti devono essere molto uniformi e fitti. In seguito si devono applicare con cucitura a giglio i bottoni in purissima madreperla. Prima di essere deposta in scatola, la camicia si stira e si piega a mano con lo straccetto umido. Metodi che, come lo stesso Inglese afferma, venivano usati nel 1955 e con maggior passione e dedizione continuano ad essere impiegati oggi.

(Foto © Angelo Inglese)

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