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Alessandro Michele, mostra a Shangai: 'Devi creare un po’ di follia per dare vita ad una rivoluzione'

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No Longer/Not Yet è una mostra, una riflessione e un viaggio alla scoperta di un modo nuovo di vivere il presente. Alessandro Michele, direttore creativo Gucci, prova a rispondere alla domanda: “Che cos’è il contemporaneo?” mettendo in piedi un allestimento allo Shanghai Minsheng Art Museum.

Insieme a Katie Grand, direttrice del magazine Love, Michele ha curato l’evento che coinvolge sette artisti a ciascuno dei quali è dedicata una stanza. La mostra è stata inaugurata il 16 ottobre e resterà aperta fino al 16 dicembre.

La location non è per niente casuale: “Shangai - racconta il designer - è una città piena di energia, in continua trasformazione, negli ultimi due anni è completamente cambiata”. È la città più popolosa del mondo e il museo scelto da capitan Gucci si trova in una delle ex fabbriche della red Townm. L’ispirazione di questo viaggio è una riflessione di Giorgio Agamben: “Colui che è realmente contemporaneo non coincide perfettamente con il suo tempo, non è mai proprio a suo agio con il presente”.

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Installazioni, dipinti, fotografie: l’arte in tutte le sue forme per parlare di futuro anche se, come spiega Alessandro Michele: “Il futuro non esiste. Nella moda ne siamo tutti ossessionati. Puoi solo usare il presente frammenti di passato per costruire, il domani è un sogno”. E allora, per poter sognare, tocca svegliarsi e, soprattutto, uscire dalla gabbia: “Il fashion system esce molto disorientato dopo un lungo periodo in cui ha dominato il prodotto. È un po’ come negli Anni ’ 90, quando, dopo tanto eccesso si sentì il bisogno di tornare alle immagini. Adesso il prodotto da vendere lo abbiamo fatto, serve un regista che faccia un film, la narrazione”.

E la sua è una narrazione che, sin dall’esordio in passerella, ha fatto molto discutere, sia per l’inevitabile confronto con Frida Giannini da cui ha preso il testimone, sia per una chiara tendenza genderless che prende sempre più piede nell’haute couture internazionale. “Quando sono arrivato in Gucci - confessa il designer - ho cercato di distruggere tutto per ricreare. Ma un po’ come quando cucini, devi fare pulizia per ricominciare. Ho cambiato anche il luogo di lavoro (in zona Broletto a Milano). Ora è una sorta di spazio pazzo dove la musica gira a tutto volume. Devi creare un po’ di follia per dare vita a una rivoluzione. Ma sempre con molto gioco e naturalezza. La spinta arriva dal cuore e dallo stomaco. Non sono uno snob”. Si definisce massimalista e un po’ barocco, non ama i travestimenti nonostante alcuni temano di vedere presto uomini in gonna. Michele nega. Alle passerelle l’ardua sentenza.

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