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Alaïa: Karl e Anna, con la moda non c'entrate

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Karl Lagerfeld "non ha mai toccato un paio di forbici" e Anna Wintour si veste male. Ad affermarlo è Azzedine Alaïa e se il nome non vi dice nulla e pensate che si tratti di uno squilibrato in cerca di facile pubblicità, siete fuori strada. Il signore in questione è infatti un famoso stylist francese di origini tunisine, molto conosciuto e apprezzato all'estero, soprattutto in America.

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Ma che cosa l'ha spinto allora a rilasciare le dichiarazioni al vetriolo che hanno subito fatto il giro del mondo? Pare che Alaïa abbia perso le staffe indispettito dall'attitudine troppo manageriale e poco creativa dei due mostri sacri contro i quali si è scagliato. Secondo lo stilista - cui non difetta di sicuro il coraggio - Lagerfeld "ha delle qualità: per esempio, un giorno è fotografo e quello dopo fa pubblicità per la Coca Cola. Io, però, preferirei morire piuttosto che vedere la mia faccia in una reclame di automobili" riferendosi alle molteplici attività gestite dall'eclettico stylist che però, secondo lui, ha perso di vista il vero significato del suo ruolo: "non mi piace la moda di Karl. Non mi piacciono il suo spirito né la sua attitudine. Mi sembra piuttosto una caricatura. Lagerfeld non ha mai toccato un paio di forbici". Un attacco senza precedenti a colui che è considerato un'icona vivente del fashion system conclusa con un affondo velenoso: "se proprio devo dirla tutta, non penso stia dando una mano ai giovani stilisti che, invece, dovrebbero capire come si lavora veramente".

Ma non pago del giudizio tagliente sul direttore creativo di Chanel, Alaïa se l'è presa anche con Anna Wintour. Secondo lui infatti "Anna sa dirigere benissimo Vogue, ma non altrettanto la sua moda. Quando la vedo vestita per strada, non mi fido del suo gusto nemmeno per un secondo". Opinione discutibile, ma questa volta più facile da inquadrare in un contesto di rancori personali. Proseguendo nella sua invettiva, lo stilista ha infatti dichiarato che "Anna non ha mai fotografato una mia creazione da diversi anni, anche se vendo tantissimo negli Stati Uniti e ho un corner di 140 metri quadri nei grandi magazzini Barneys. Che dire: le donne americane mi amano, quindi non ho bisogno del suo supporto". Arrabbiato per essere stato 'snobbato' da colei che è ritenuta all'unanimità la 'signora della moda'? A suo dire per nulla: "chi si ricorderà di lei tra qualche anno? Nessuno. Prendete Diana Vreeland (storico direttore di Vogue America, ndr), ce la ricordiamo ancora oggi perché era chic, per le grandi cose che fece con Avedon e altri fotografi famosi". Solo una questione di stile, dunque.

John Galliano: prima udienza in tribunale

Quello che manca a lui, forse, visto che in tutta la sua requisitoria contro il fashion system l'unico che ha salvato è il discusso John Galliano. Per Alaïa infatti le dichiarazioni infelici dell'ex designer di Dior sarebbero da giustificare perché dovute al troppo stress cui lo stylist era sottoposto: "il mondo della moda può essere disturbante. Il sistema imposto a Galliano gli chiedeva di fare 4 collezioni per la sua linea, 4 per la maison Dior, 4 da uomo e 4 da donna, in un solo anno. Ma come si fa! Avere un'idea brillante ogni 12 mesi è già un miracolo!". Sarà, ma anche altri suoi illustri colleghi si trovano ogni giorno a combattere contro le medesime pressioni, eppure a nessuno è venuto in mente di dire "I love Hitler". E poi, perché? Ma forse anche per questo ha una sua personalissima risposta l'irrefrenabile Alaïa: lui sì uno che si occupa di tutto meno che di moda.

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