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Abercrombie & Fitch non vuole le persone grasse e brutte, è polemica

  • Abercrombie & Fitch

Abercrombie & Fitch è una linea di abbigliamento tanto popolare anche perché vende un'idea di sé e del ruolo che si ha nella società. Non sarà moralmente bello, ma è un concetto che sta dietro a tutti i grandi marchi, come ha svelato più di un decennio fa Naomi Klein in No Logo. Però certe cose non vano comunque dette, o si solleva un polverone, come sta accadendo in queste ore.

Mike Jeffries, presidente e amministratore delegato del brand, ha infatti dichiarato a Robin Lewis, co-autore del libro The New Rules of Retail (Le nuove regole della vendita al dettaglio) di non gradire l'idea che clienti in sovrappeso si servano nei suoi negozi. Che scoperta: Abercrombie & Fitch è solo per persone magre e belle. C'era bisogno che lo dicesse, perché evidentemente agli organi di stampa di tutto il mondo non bastava il constatare che nei negozi Abercrombie non ci sono taglie per donna oltre la 44, mentre gli abiti per uomo arrivano, sì, fino alla XXL, ma sono in ogni caso aderenti sulla pancia e larghe sulle spalle, ovvero pensate per uomini grossi perché muscolosi, non perché sovrappeso.

Guarda la pubblicità scandalo di Abercrombie

E' una catena in cui i commessi all'ingresso sono modelli a petto nudo, in locali con luci soffuse e musica altissima, come si fosse in discoteca. Che promuove campagne pubblicitarie molto fisiche e intriganti, che - come disse Jeffries a Salon anni fa - assume gente di bell'aspetto per attirare gente di bell'aspetto. Nel 2004, i dipendenti afroamericani, ispanici e asiatici vinsero una causa contro l'azienda, che accusavano di discriminarli a tutto vantaggio dei dipendenti bianchi. La causa costò ad Abercrombie 40 milioni di dollari. Ma l'atteggiamento non cambiò. Nel 2009, in Gran Bretagna, Riam Dean, nata senza avambraccio, fu retrocessa da commessa a magazziniera e vinse una causa da 9mila dollari. I dipendenti che sbagliano, si sa, devono eseguire dieci flessioni se maschi, dieci affondi se donne. Non è scordata la polemica con The Situation, pagato per non indossare più gli abiti Abercrombie, perché non era in linea con l'immagine del brand.

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Le reazioni alle dichiarazioni del presidente sono state due: quella riportata dai media è di protesta. Si invita in modo anche esplicito al boicottaggio, si diffondono immagini scherzose ed ironiche di Jeffries, si definisce il marchio superficiale e costoso. Sheila Moeschen sull'Huffington Post ha scritto una lettera aperta a Jeffries, in cui si dice offesa dal suo auspicare che nei negozi Abercrombie si rechino solo persone "magre e belle, con la pancia piatta come una tavola, fighe, di bell'aspetto e popolari".

Dall'altra parte – la parte che spende - tra i ragazzi fighi e popolari, si è rafforzata l'immagine che avevano di Abercrombie & Fitch e il motivo per cui vanno nei suoi store: è un posto per vincenti e se indossi un suo capo comunichi che sei magro e bello. E gli altri, i grassi e brutti, che si offendano pure e decidano di boicottare il marchio: ci aveva già pensato il brand a boicottare loro più di vent'anni fa. Jeffries lo sa bene: accettando di rivolgersi a qualunque età e qualunque fisico, si diventa come gli altri e, quindi, si perde clientela.

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